Storia delle ricerche

Le fasi Neolitiche di Festòs, identificate già nella prima stagione di scavo, hanno e continuano a porre problemi di sincronizzazione con le sequenze cronologiche di Cnosso. L’attribuzione al neolitico della porzione di casa portata in luce dal Pernier e ancora visibile di fronte ai vani 17-18 del secondo palazzo, fu aspramente contestata dai colleghi del tempo per via delle caratteristiche architettoniche ritenute troppo avanzate per il Neolitico. (Pernier 1935). Oggi, grazie alla scoperta di altri edifici dello stesso tipo negli scavi condotti da La Rosa prima e Todaro poi nel pendio occidentale della collina del palazzo (area a sud della Rampa) è stato possibile appurare che questo tipo di architettura compare nel sito introno al 4250 a.C., in una fase finale del Neolitico, non ben rappresentata a Cnosso, e che sembrerebbe post-datare i due momenti -neolitico inferiore e superiore- identificati da L. Vagnetti nel suo lavoro del 1973. L’Antica Età del Bronzo è stata a lungo ignorata, perché i saggi Pernier e Levi avevano messo in luce solo lacerti di abitazioni di cui solo il vano sotto al peristilio 74 resta ancora a vista, insieme ai resti trovati a sud del corridoio 97. Importante eccezione il lavoro di Damiano Indelicato. Un nuovo impulso per la conoscenza del periodo viene dalle campagne di scavo condotte da La Rosa tra il 2000 e il 2004, che porterà ad una serie di lavori monografici sul periodo (Todaro 2013; 2019), e dai risultati dei carotaggi condotti nella pianura ad est della collina del palazzo, dai quali è risultato che l’area tra la fine del III e la fine del II millennio a.C. era occupata da un lago di acqua dolce che potrebbe rappresentare il risultato di un progetto di ingegneria idraulica atto a bonificare una zona paludosa e ottenere riserva d’acqua e nuove terre arabili (Todaro 2025). La realizzazione del lago, al culmine della grande crisi di aridità del 2200 a.C. sembrerebbe rappresentare l’atto finale di un enorme progetto edilizio che all’inizio dell’AM III ha portato alla costruzione di almeno 5 grandi edifici con pavimenti in stucco rosso e aree esterne lastricate, situati allo sbocco dei più importanti assi viari di collegamento tra la regione e la collina, e interpretati alla stregua di oikoi, ossia edifica di rappresentanza appartenenti a corporazioni, ossia raggruppamenti di più famiglie che vivevano sparsi nel territorio (Todaro 2021; 2023)