Storia delle ricerche
Le principali tappe della storia delle ricerche su Festòs nei periodi cosiddetti tardo- e postpalaziale (ca 1450-1100/1000) hanno avvio con lo scavo del palazzo da parte L. Pernier all’inizio del XX secolo, quando molta ceramica venne raccolta dallo studioso nelle trincee esplorative impostate tra la cosiddetta Acropoli Mediana e l’area del palazzo. Negli stessi anni L. Savignoni pubblicò i risultati delle esplorazioni delle tombe a camera che appartenevano ad ampi settori di necropoli alle pendici delle alture a nord di Festòs, oltre il corso dello Geropotamos: da allora i gruppi di tombe dalle località Kalivia e Liliana (TardoMinoico IIIA – Tardo Minoico IIIC/SubMinoico), sono state riferite all’insediamento di Festòs. Tra il 1950 e il 1970, durante le campagne dirette da D. Levi, una grande quantità di materiali, associati anche a contesti architettonici e stratigrafico-deposizionali parzialmente conservati, contribuì ad approfondire la conoscenza della Festòs cosiddetta “micenea”. Resti architettonici attribuiti a una “mansion” micenea furono scavati dal Levi nel quartiere di Chalara, alle pendici sudorientali del pianoro del palazzo. Negli anni della direzione Levi furono affidate in particolare a Clelia Laviosa le ricerche sulle fasi tarde di Festòs, di cui contesti fondamentali si rivelarono il complesso dell’Acropoli mediana (dagli scavi per la realizzazione del Museo Stratigrafico della missione nel 1955, cfr. Borgna 2003) e la “Casa a ovest del Piazzale I (immediatamente a ovest del cortile occidentale, scavi 1965-66; cfr. Borgna 2001; 2007). La grande quantità di materiali riferibili alle fasi più evolute dell’età del bronzo o postpalaziale, successiva cioè alla fine delle istituzioni centrali nell’isola, cui si aggiunsero le evidenze di depositi funerari nel territorio circostante le alture festie (Rocchetti 1969/70; Cucuzza) fecero di Festos, nell’interpretazione dei maggiori studiosi del periodo, come V.dRA Desborough (1964), uno strategico polo del popolamento durante i Dark Ages.
Descrizione
Al periodo immediatamente successivo alla fine della civiltà minoica neopalaziale, dopo la distruzione violenta del palazzo, durante la fase cosiddetta monopalaziale, tra XV e primo XIV secolo a.C. (Tardo Minoico II – IIIA 1/2), quando Festòs è sotto il controllo di Cnosso micenea, si riferiscono abbondanti materiali ceramici provenienti dai pendii delle colline che formano il sistema insediativo del palazzo: contesti abitativi associati a strutture sono stati individuati in particolare nel quartiere sudorientale di Chalara, alle pendici sudorientali del pianoro palaziale, e sul pendio meridionale dell’acropoli mediana, la cui sommità appare cinta verso la fine del periodo da un muro imponente, che sembra documentare l’avvio di opere monumentali. La documentazione archeologica potrebbe non contraddire il ruolo di rilievo che l’amministrazione cnossia assegna al comprensorio di Festòs, il cui toponimo risulta citato nelle tavolette dell’archivio di Cnosso (pa-i-to) in associazione a personaggi appartenenti alla gerarchia palaziale. Al popolamento della Messarà sembrano anche riferirsi le tavolette con indicazioni di grande quantità di prodotti cerealicoli (cfr. KN Dn 1094+1311): Festòs era parte di una regione economicamente prospera e impegnata in attività intensive di agricoltura e allevamento, che fornivano risorse fondamentali al regno di Cnosso.
Archeologicamente meno evidente appare il popolamento della fase più recente, tra XIV e XIII secolo (Tardo Minoico IIIA 2-IIIB iniziale), quando la continuità di vita in alcune sedi periferiche, come Chalara, potrebbe indicare un modello di insediamento parzialmente decentrato e finalizzato allo sfruttamento sistematico del territorio da parte delle nuove elites che, dopo il crollo del palazzo di Cnosso, fecero riferimento al centro di Haghia TRiada.
Allora il palazzo in rovina era forse meta di frequentazione rituale: alcuni pithoi e una struttura in pietra a gradini interpretata come altare sono stati individuati nell’angolo nordoccidentale del piazzale centrale.
I risultati delle ricerche più recenti collocano nell’ambito del XIII secolo una discontinuità nelle dinamiche insediative. Al provvisorio abbandono di Chalara, forse in seguito a un evento sismico, corrispose allora l’occupazione di sedi più elevate: venne fondata la Casa a ovest del Piazzale I, uno dei maggiori contesti post-palaziali, e, prima della fine del TM IIIB/XIII secolo, fu allestita l’Acropoli Mediana, dove gli scavi del 1955 portarono alla luce una trama di muri pertinenti a piccoli ambienti, verosimilmente di magazzino, appartenenti a un edificio multivanico, e un notevole complesso di ceramica vascolare.
E’ l’inizio dell’insediamento post-palaziale, talora riferito all’esito di un sinecismo; tendenze a un modello accentrato di occupazione sono suggerite dalla distribuzione della ceramica, proveniente, sia pure in maniera sporadica, da diversi punti dell’area monumentale intorno al palazzo, come la zona a SO del cd. Bastione II e la rampa che portava dalla terrazza inferiore al cortile occidentale, a sua volta collegato al pendio dell’acropoli da sistema di rampe a gradini. La presenza di lacerti di infrastrutture e l’ampia diffusione dei materiali indicano, sia pure in maniera incompleta e incerta, l’esistenza di un insediamento ben strutturato a partire dalla seconda metà del XIII secolo (Tardo Minoico IIIB tardo)e soprattutto nel XII sec., o Tardo Minoico IIIC, quando l’abitato si espanse raggiungendo una superficie di almeno 2.6ha, comprendente a SE, il quartiere di Chalara, rioccupato e verosimilmente sede di strutture produttive, come una fornace per ceramica.
E’ incerto se le menzioni di Festòs nei poemi omerici (Il. II 648; Od. III 293-296), riferiye a un abitato ampio e popoloso possano riferirsi a questa fase piuttosto che alla Festòs di età geometrico-arcaica.
I contesti postpalaziali più rilevanti grazie alla revisione e allo studio analitico dei materiali sono quelli dell’Acropoli Mediana - che comprendeva un’area cerimoniale dedicata ad attività di consumo conviviale - e la Casa a ovest del Piazzale I. Quest’ultimo complesso, sovrastante l’angolo NO del cortile occidentale o Piazzale I e costruito ri-utilizzando parzialmente precedenti strutture neopalaziali, contava 5/6 vani, realizzati con muri a sacco in blocchi irregolari rinforzati agli angoli da grandi blocchi di rimpiego e comprendeva elementi strutturali di pregio quali soglie monolitiche e rivestimenti a lastre delle fondazioni murarie. L’edificio era verosimilmente sede di un gruppo elitario attivo in una serie di attività comprendenti la produzione metallurgica, l’immagazzinamento di prodotti nobili della sussistenza quali olio e vino, pratiche di “feasting” ossia attività rituali incentrate soprattutto sulla preparazione del cibo e il consumo conviviale, e anche attività prettamente religiose, come suggerisce la testimonianza della plastica figurata.
Incerto è l’assetto dell’occupazione nella fase più evoluta del periodo postpalaziale, a partire dall’inoltrato XI sec. a C. ca, quando vi è evidenza di alcune case costruite rioccupando spazi precedenti e riutilizzando materiali da costruzione in una sostanziale povertà architettonica, mentre vengono mantenute e restaurate alcune delle rampe di accesso al colle.
